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"C'è un altro mondo, ed è in questo" (Paul Eluard)
C'era una volta una giovane fanciulla che viveva in un castello e passava la maggior parte del suo tempo sola soletta. Aveva uno studio tutto blu, pieno di ogni sorta di meraviglie: libri per volare con la fantasia, fotografie, quaderni, tempere per colorare, Internet, dolcetti, musica, giochi, computer, persino piccoli animaletti da ammaestrare. Ma tutto quello che aveva non le bastava. Una volta aveva visto dalla finestra del suo studio (era molto alta e, per guardare fuori, la fanculla aveva dovuto rimboccarsi le maniche e costruire un'alta pila di libri, cuscini, mobiletti, insomma tutto ciò che aveva trovato a disposizione nella stanza) un prato verdissimo. C'era il sole, tutto era ricoperto di fiori e di ogni sorta di alberi da frutto: l'odore delle pesche ormai mature le arrivò addirittura fino alle narici, inebriandola. In quel momento passo un bellissimo cavallo bianco, con un bel cavaliere, che però la fanciulla non fece in tempo ad inquadrare bene perchè, sfortunata com'era, ruzzolò proprio in quel momento dalla pila di oggetti che aveva messo in piedi per poter arrivare all'altezza della finestra. "Povera me, che dolore!!!" esclamò piena di acciacchi. Strisciò fino alla sua seggiolina e, con i lacrimoni agli occhi, accese il computer, decisa a scrivere poesie per dar sfogo ai suoi sentimenti: amarezza, solitudine, bisogno di tenerezza e il sogno nascosto di poter rivedere, anche solo per un attimo, quel misterioso principe. Ed è così che, da quel giorno, la fanciulla scrive le sue poesie e i suoi pensieri in un blog tutto viola :) Bene@
Calcutta, 24 marzo 1938 "Ho letto con molto interesse e profitto la raccolta dei detti del Profeta di Sir Abdullah Suhrawardy. Sono fra i tesori dell'umanità, non soltanto di quella musulmana. Io credo alla verità di tutte le grandi religioni del mondo. Non ci sarà pace durevole sulla terra fino a quando non impareremo non solo a tollerare, ma anche ad avere riguardo per le fedi diverse dalla nostra. Uno studio rispettoso dei detti dei vari maestri dell'umanità è un passo in direzione di questa stima reciproca". Mahatma Ghandi Ancora una volta Ghandi mi ha saputo stupire, per fortuna non mi sono ancora abituata all'intenso senso di pace che provo nel leggere le sue parole. Nel 1938, mentre in Europa scoppiava la Seconda guerra mondiale, questo piccolo uomo indiano ci impartiva lezioni di rispetto e lungimiranza culturale, parlando di temi che sarebbero diventati poi scottanti per la postmodernità. E' leggendo un libro di geografia culturale che mi è venuto lo spunto per andare a riprendere questa sua riflessione. Di sicuro il testo è pieno di spunti e approfondimenti interessanti e utili, ma sono rimasta profondamente delusa dalla parte dove viene trattato il rapporto tra le religioni e in particolare tra le tre religioni monoteiste. L'ho trovato sottilmente "viziato" da una prospettiva cristiano-centrica e, sempre secondo me, nei confronti della religione islamica è stata condotta un'analisi poco approfondita e sommaria. Mi dispiace ammetterlo, ma per chi ha poche conoscenze di tipo storico-politico-culturale nei confronti del mondo musulmano, questo testo risulterà a tratti fuorviante e, di sicuro, limitante. Faccio due esempi su tutti: (Parlando del significato del Muro del Pianto, luogo di forte identificazione religiosa per gli Ebrei, a Gerusalemme:) ...è professata una fede che non si manifesta in tenerezza, come accade per i cristiani, nè in orgoglio di supremazia ideologica, come accade per i musulmani, ma piuttosto in un grande senso di dolore [cit. p. 168]. (Parlando della concezione di corpo, come vista dalla civiltà occidentale:) ...si possono notare le distanze rispetto alla civiltà islamica, dove alberga un solo significato attribuito al corpo, che è essenzialmente quello di essere strumento attraverso il quale conformarsi ad una volontà trascendente; uno strumento da usare con una sottomissione assoluta, spinta fino al punto da convertirlo e usarlo come un ordigno esplosivo [cit. p. 129]. Adalberto Vallega, Geografia culturale Soprattutto il secondo esempio è rilevante: questa forte affermazione non è sostenuta da adeguate argomentazioni e trattazioni successive, dato che nel paragrafo dopo si cambia discorso, quindi non posso altro che concludere che l'intenzione dell'autore era proprio quella di esprimere un giudizio sommario. Chiudo prendendo spunto dalla sofferta testimonianza di una donna bosniaca, vittima della guerra in Bosnia-Erzegovina del 1992-1995, che mi era capitato di trovare sul web mentre facevo le mie ricerche sul genocidio di Srebrenica: Credo che la verità non stia dentro nessuna delle fedi, invece potrebbe essere dentro tutte queste insieme. Se le istituzioni religiose cambiassero atteggiamento nei confronti della donna e la elevassero concretamente a pari dignità con l’uomo, l’utopia di convivenza e tolleranza anche attraverso le filosofie delle religioni sarebbe possibile. Ecco il mio pensiero. Tornando alla questione del recupero della mia identità, ho capito che all’interno della mia nuova identità sono presenti degli elementi di cultura (religione) islamica, cattolica ed ortodossa e per questo mi sento culturalmente ricca e ritengo che da ognuna di queste culture io possa acquisire delle saggezze che mi aiutano ad essere una persona completa e tollerante. Tornando alla tesi che la verità sta dentro tutte le fedi messe insieme, io sono una testimonianza diretta della sua applicazione. Il racconto del mio dolore è come la confessione ed il perdono che si pratica nella religione cristiana. L’islam mi ha insegnato ad essere semplice, ad avere un’attenzione particolare all’igiene, ad essere controllata nell’alimentazione e a non cedere alle dipendenze. Mentre lo yoga e la meditazione che pratico mi insegnano a vivere nel presente, mi aiutano a superare il dolore (dai traumi) e a controllare le emozioni. E. Bukvic, Una guerra contro le donne e le future generazioni Bene@
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